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Palazzo De Mezzan, in via Paradiso, è uno dei palazzi più
belli della città di Feltre; un’imponente struttura, che
sorge di fronte al Vecchio Vescovado: simbolo dell’autorità e del potere
religioso dei vescovi conti di Feltre.
E' posizionato a ridosso delle mura settentrionali di Feltre, che furono
inglobate nel prospetto nord, Palazzo de Mezzan fu edificato nei primi anni del
Cinquecento per volontà dei fratelli feltrini Nicolò e Gerolamo de Mezzan.
Impreziosito esternamente da un bel portico cinquecentesco a quattro fornici
contornati da bugnato rustico e dal piccolo oratorio di san Gaetano, che l’affianca
sulla sinistra, il palazzo si presenta agli occhi di un osservatore attento come
un pregevole esempio di architettura feltrina.
E’ però celato all’interno
il suo tesoro più bello: un complesso ciclo di affreschi di alto valore
artistico realizzato nei primi decenni del Cinquecento.
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Queste decorazioni, che caratterizzano sia il piano terra sia il primo piano
sono state scoperte casualmente agli inizi degli anni Novanta del Novecento e si
estendono su tutta l’ala sinistra del Palazzo, ristrutturato tra Sette e
Ottocento. Da allora, grazie anche all’attenta cura dei proprietari, sono
stati oggetto di un puntuale intervento di recupero che ha permesso di
riportarli alla luce e di valorizzarli.
Nel grande salone d’ingresso la decorazione è impostata su due livelli di
intonaco, che rimandano a due successivi interventi esecutivi: il primo,
corrispondente alla fascia sottotrave, risale al secondo decennio del
Cinquecento.
Tra gli elementi raffigurati di particolare interesse sono alcuni
stemmi riferibili ai rettori, patrizi inviati da Venezia per governare la città
di Feltre.
Sono invece del 1571 gli affreschi sottostanti: una finta loggia sorretta da
poderosi telamoni opera, secondo la critica, dello stesso artista che realizzò
ad esempio gli affreschi esterni di Villa Tonello ad Arten e dunque, forse,
Pietro Marescalchi.
Nuove decorazioni si incontrano salendo al piano nobile, dove spiccano tra
gli altri l’incontro di un cavaliere con l’homo selvaticus e la lotta
tra Eracle ed Acheloo, che potrebbe rievocare la leggendaria fondazione di
Feltre da parte dell’eroe mitologico.
La figura che domina il salone è però quella della Venere Anadiomene
incoronata, simbolo di voluptas e tributo alla bellezza ed all’amore
terreno in contrapposizione con il temi religiosi sviluppati nella decorazione
dell’attigua stanza dell’Alcova.
Oggetto nei mesi scorsi di un nuovo intervento di restauro, questi affreschi
hanno svelato nuovi ed interessanti particolari come lo zodiaco, che affianca
sulla sinistra la Venere.
Il risultato è un’impressione di generale bellezza che non può che
colpire e lasciare ammirato lo spettatore. Ma chi fu l’artefice di queste
decorazioni? La domanda è di difficile risposta.
Certo è che furono diverse le mani che li realizzarono e che appartennero ai
migliori frescanti attivi a Feltre in quel periodo.
Un nome tra tutti: quello
del Luzzo, lo stesso artista che decorò ad esempio la facciata di palazzo Crico,
all’inizio di via Mezzaterra.
E che anche attraverso le decorazioni di Palazzo
de Mezzan avrebbe lasciato un testimonianza straordinaria del livello culturale
e del gusto estetico espressi dall’aristocrazia feltrina nel Cinquecento.
Bibliografia:
Giuliana Ericali (a cura di), Pietro De Marescalchi. Restauri studi e
proposte per il Cinquecento feltrino, Canova, 1994
G. Guiotto, I segreti svelati di Palazzo de’ Mezzan, in "Feltre
mesi", I, n. 4, 1993, pp. 24, 25
M. C. Bagolan, Pietro Marescalchi 1522?-1589, Libreria Pilotto, 1993
T. Conte, Gli affreschi interni di committenza privata nei palazzi urbani
di Feltre, in "Nel Palagio. Affreschi del Cinquecento nei palazzi
urbani", Fondazione Cariverona, 2005
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